Londra Protesta.

Londra protesta. Seguendo l’ondata di proteste che ha invaso l’Europa e l’America, la settimana scorsa un gran gruppo di manifestanti ha occupato la piazza di St Paul’s Cathedral. Come vedete nelle foto, le tende e i manifesti, gli slogan di protesta sono tantissimi.

Si tratta del movimento Occupy London (http://occupyLSX.org/?page_id=172) che è partito dalla Stock Exchange (la borsa), simbolo del benessere,  eche adesso si sta muovendo verso altre zone della città.

Venerdì notte io e i miei amici, per non passare in casa un venerdì sera non troppo brillante, siamo andati a St Paul’s Cathedral. Da bravi aspiranti giornalisti, abbiamo esplorato la zona, fatto qualche foto e qualche domanda. Quella notte, forse per l’ora tarda,  non tutti erano preparati a rispondere. Un ragazzo che abbiamo fermato, alla domanda : “Contro cosa state protestando?” ci ha risposto semplicemente dicendo “I tagli”, senza saper spiegare di più.

Oggi molti giornali e la stessa BBC (http://www.bbc.co.uk/news/uk-england-london-15419634) parlano di come la cattedrale sia stata chiusa al pubblico per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale. Per ragioni che riguardano l’igiene, il Reverendo Rob Marshall sta chiedendo di liberare la zona.

Nel frattempo, i manifestanti hanno raggiunto anche Finsbury Square, a soli dieci minuti dalla mia residenza universitaria. Per sapere un po’ di più di questo movimento così pacifico rispetto alle proteste che hanno invaso Roma la settimana scorsa, sono andata a intervistarli.

Finsbury Square è una piazza piuttosto piccola, situata nel bel mezzo di uno di quei quartieri super rivalutati. Ora è piena di tende e di cartelli. “Questo è il nostro inverno dello scontento” , dice un cartello, riferendosi sicuramente a quando, negli anni ’70, gli scioperi portarono i becchini a non seppellire i morti, i giornali a non lavorare ecc. Un altro cartello dice: “Capitalism isn’t working”: il capitalismo non sta funzionando.

Molti ragazzi non vogliono essere nominati, o si presentano con nomi troppo improbabili per essere veri.Ho parlato con un ragazzo coi rasta, che dice di chiamarsi Joe. Non deve avere più di venticinque anni: è il classico fricchettone. Joe sembra quello più interessato di tutti: a ogni passo che facevo, lo vedevo parlare con una persona diversa, organizzare qualcosa. Sembrava il più informato. Prima di iniziare a parlare, ci tiene a specificare che sta parlando per se stesso, non per l’intera organizzazione, perché ancora il suo “Media team” non ha dato l’autorizzazione a rilasciare interviste.

Io: A Roma ci sono state proteste molto violente. Qui non c’è violenza, quindi come vi muovete? Come operate?

Joe: Ci muoviamo prendendo decisioni tramite raccolta di consensi. Ogni cosa che facciamo, sono tutti d’accordo. Ci basiamo sulla democrazia.

Io: State protestando contro il capitalismo in generale?

Joe: Ci sono molti anti-capitalisti qui, ma quello contro cui protestiamo è in realtà l’ingordigia.

A questo punto s’intromette un signore molto più grande, con lunghi capelli biondo-grigiastri. Comincia a stempiare sulla fronte. Ha un accento talmente particolare che fatico a capirlo. “Infatti”, dice, “Se hai un milione va bene. Perché ne vuoi averne tre? Ti serve una casa per la tua famiglia? Va benissimo. Ti serve una macchina? Compra la più bella macchina che trovi. Ma non comprare 25 macchine”.

“Non è solo contro l’ingordigia che protestiamo, è contro la gente con molti soldi. Non contro la parte ricca della popolazione, contro quelle poche persone che hanno troppi soldi. E’ una piccola fetta di gente, che pensa ai propri privilegi senza aiutare noi persone normali. Hanno tanti soldi e pagano le tasse senza che gli facciano problemi. Se io non pagassi le tasse mi manderebbero in prigione, no?”. Sembra che anche qui abbiano sentito parlare della Casta. Protestano contro l’eccesso.

Quando gli chiedo se si sono trasferiti qui da St Paul’s, Joe mi risponde: “Non ci siamo trasferiti da St Paul’s. Siamo ancora a St Paul’s. Siamo cresciuti, questa è la nostra seconda occupazione. Occuperemo l’intera città”. Non hanno intenzione di dirmi quale sarà la loro prossima tappa. “Decidiamo sul momento”.

“Perché tutti hanno le maschere di Guy Fawkes?”, chiedo a Joe. “V per Vendetta è uno dei miei film preferiti, ma voi siete d’accordo con quest’immagine? O è soltanto una facciata?”. La maschera è un simbolo per Joe: “Vuoldire che non importa di che razza, sesso o religione sono, io sto combattendo per questa causa. La maschera è un simbolo che ci dice che combattiamo tutti per uno, per i nostri diritti”.

La cosa che più mi ha stupito è stata la fratellanza fra le persone di questi campi. Specialmente a Finsbury Square, che è stata occupata da ieri sera, è già sorta una cucina comune. Proprio lì ho incontrato un altro ragazzo, barbuto e grassoccio, timido e disponibile. ” La cosa più importante che vogliamo mostrare in questa comunità è che possiamo fare le cose diversamente da come le fanno tutti, da come le fa il mondo moderno”. Era imbarazzato, non riusciva a trovare le parole. “Sai, sono sconvolto io stesso. Sono venuto ad aiutare in cucina, dovevo venire più tardi ma starò di più perché voglio fare parte di tutto questo. Aiuto come mi è possibile, aiuto le altre persone: ed è questo quello che facciamo, ci aiutiamo l’un l’altro. Siamo venuti qui ieri, con una marcia, e abbiamo deciso di occupare questo posto. Ho preso la mia roba e sono venuto qui. E’ tutto nuovo, ma ci sono già angoli destinati a varie cose: vedi, questa è la cucina. Oggi abbiamo cercato di trovare dei tavoli. Tutto il giorno la gente veniva a darci del cibo”.

“Quindi anche persone comuni, che non fanno parte del movimento vi vengono a portare del cibo?”, gli chiedo. “Si, tutti sconosciuti! La gente “passiva” che vuole aiutare ma che magari lavora, che magari non vuole essere coinvolta, che ha paura. Li capisco, sono stato “passivo” per così tanto tempo. Io vengo da Manchester, ho visto tutto questo succedere lentamente su Internet. E sono venuto qui perché dovevo farne parte. Ho preso l’autobus giovedì e sono venuto qui”.

Fermo un’altra ragazza, dice di chiamarsi Ksenia. E’ molto diffidente all’inizio, ma poi mi permette di farle qualche domanda. Ha un accento americano, è bionda e molto carina. Mi chiede se sono una supporter, le rispondo che sono solo molto curiosa. Le chiedo come è cominciato, lei dice che per quello che ne sa è iniziato propriamente un mese fa a New York. “Molte persone sono state davvero ispirate da questo movimento. Le persone si sono organizzate per essere autosufficienti, tutti danno il loro contributo. Sono contenta di essere parte di tutto questo”.

“Credo che le persone si sentano “sedate” dai Media. Sentono che il loro potere viene usurpato dall’economia. La gente pensa ‘Che posso fare io?’. Una persona magari non può fare niente, ma più persone possono fare davvero qualcosa. Magari non ce ne rendiamo conto, ma ci sono persone ovunque che la pensano come noi. Magari vengono da background diversi ma è così. Alla fine possiamo arrivare a un accordo. Per esempio, la scorsa notte c’era un tipo che stava andando a casa e che si è fermato qui. Aveva 3 lauree, era un avvocato che viveva qui. Voleva sfidare questa gente, aveva dei pregiudizi. Ma quando abbiamo iniziato a parlare, a scambiarci idee, abbiamo realizzat0 che eravamo d’accordo su molte cose”.

“Molte persone sentono l’energia di tutto ciò, anche senza sapere di cosa si parla vogliono prenderne parte. Tutto ancora è un work in progress. Non abbiamo una proposta per cosa fare in questo momento, perché c’è talmente tanto da fare. Ma qualcosa deve essere fatto!”.

2 risposte a “Londra Protesta.

  1. Il loro movimento è decisamente più organizzato!
    Qui ci strumentalizzano, chiamano i black bloc per sabotare le manifestazioni e bruciare cose a caso.
    Io non dico di non far casino e di essere sempre pacifici, visto che qua il pacifismo non funziona, fa solo perdere tempo, ma questa tensione che attacca le persone che non c’entrano nulla porta solo ad ulteriori strumentalizzazioni.

    Dovremmo prendere esempio da questi ragazzi.

  2. Pingback: Brick Lane Nightlife! « London's Calling: Londra Chiama!

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