Un’altra pienissima settimana!

Salve gente!!!! Mamma mia ( “Davvero dite ‘Mamma mia’ in Italia?” “EBBENE SI!”), aggiornare questo blog si sta rivelando più difficile del previsto. Sono sommersa da scadenze e da cose da fare.

I miei lunedì sono sempre pienissimi. Oggi c’è stata l’ultima prova per Question Time, che abbiamo fatto anche lunedì scorso. Oggi però abbiamo finalmente deciso i ruoli e, rullo di tamburi, io sarò la presentatrice!!! Sono troppo contenta, perché come ospite faccio alquanto schifo. E poi quello di “Chair” o “Anchor” è il ruolo più divertente.

Il resto della giornata prosegue con le soporifere lectures di storia del giornalismo. Il professore è molto preparato, ma è talmente nervoso che parla in modo strano, con un sacco di “EHM EHM EHM”: è dura restare svegli dopo i super-smashing weekend universitari. In compenso, il professore di Politics & Current Affairs è gentilissimo, interessante e super preparato, quindi ci godiamo tutti la sua lezione, anche se finisce alle 5.

Martedì scorso è stato fortunatamente più leggero, anche se purtroppo ho dovuto saltare scherma per andare dal dottore. Sono sempre debole, quindi ogni tanto ho l’appuntamento fisso con qualche malattia. La cosa positiva è che qui al Clerkenwell Medical Practice ci sono tanti dottori (credo addirittura 9) specializzati in varie cose, quindi appena chiami chiarisci qual è il tuo problema e ti visitano subito, dandoti subito un rimedio. Mi hanno subito fatto le analisi e prescritto delle medicine: immaginate la mia soddisfazione quando ho saputo che, essendo una studentessa, da Boots (la catena di farmacie più famosa d’Inghilterra) non pago i medicinali prescritti dal medico.

Ma martedì è stata anche una giornata interessantissima dal punto di vista giornalistico: infatti i nostri professori, che non ci fanno respirare un attimo, ci hanno fatto assistere ad una interessantissima conferenza con una serie di editori e giornalisti di successo. L’argomento era “Come farcela nel mondo del giornalismo”. Tra gli ospiti c’erano Dominic Ponsford, editore della Press Gazette, il giornale-bibbia dei giornalisti inglesi; un mostro sacro del Sun, John Kay; Chris Wimpress, ex BBC e ora political editor dell’Huffington Post; Karl Schneider, direttore degli editori di Reed Business information; Gaz Corfield, creatore del blog “West Londoner” , che ha raggiunto 1 milione di visite in un giorno durante i riots di Londra. La conferenza mi ha dato speranza: nonostante fossero più o meno tutti grandi nomi del giornalismo, gli ospiti erano molto disponibili e tutti d’accordo sul fatto che il nostro è il momento migliore in cui intraprendere la professione. Hanno detto che il fatto che esista Internet non è un male, non toglie lavoro, ma lo fornisce. Dà a tutti la possibilità di iniziare a scrivere dall’inizio: basta solo essere motivati e saper scrivere. Devo ammettere però che l’ospite più interessante era proprio il giornalista del famigerato Sun: ci ha raccontato di quando lui e un suo collega sono andati ad intervistare la padrona di un bordello dedicato esclusivamente al sadomaso. Ci ha detto di aver attraversato stanze con fantocci di gomma, con fruste… e di aver visto un uomo crocifisso in un armadio. “Niente paura giudice!” , ha detto la padrona all’uomo appeso alla croce, “Sto solo facendo vedere agli amici del Sun che cosa facciamo qui”. Al che Kay le chiede:”Era proprio necessario dirgli che sono un giornalista?”. “Certo!”, risponde la padrona. “E’ parte della sua tortura”.

E poi finalmente è arrivato il mercoledì, il giorno più leggero della settimana, che per noi giornalisti vuol dire una cosa sola: WEEKEND!!! Il nostro mercoledì si chiude generalmente con la “Journalism night”, in cui tutti noi journalists ci riuniamo nel bar degli studenti e poi andiamo a ballare. Peccato che questa volta non sapessimo proprio dove andare, quindi siamo finiti in uno squallidissimo gay bar di Shoreditch. Alcune persone dovevano trovarsi nel posto sbagliato: due disperati ci hanno provato con tutte noi. Uno mi ha pure toccato il sedere: non mi succede in discoteca, mi succede in un gay bar.

Il resto del mio weekend l’ho passato tra la palestra, le ricerche e tanta buona cucina. Essere italiana qui vuol dire una cosa sola: prima di Berlusconi o del calcio ti chiedono “SAI CUCINARE???” .Quindi ogni tanto “delizio” i miei amici con qualche pasta piuttosto semplice. A loro piace di brutto: meglio per me.

Ovviamente, l’unico giorno in cui volevamo andare in discoteca doveva andar male: venerdì notte non siamo riuscite ad entrare nella discoteca Fabric, a due passi da dove viviamo. Perciò con l’umore sotto le scarpe, a mezzanotte, ce ne siamo andate a piedi a St Paul’s Cathedral e abbiamo iniziato ad interessarci alle proteste di Occupy London, di cui vi ho parlato nel post precedente.

Ma la giornata più divertente di tutte è stata sicuramente quella di sabato. Non è iniziata tanto bene: ho girato per Carnaby Street e Regent Street, tra la folla impazzita, alla disperata ricerca di un vestito per Halloween. Carnaby Street è una delle mie vie preferite, ha ancora qualche ombra della Swinging London, con tutti quei colori e quei pub… Peccato che sia sempre dannatamente affollata! La mia oasi a Carnaby è Kingly Court, un piccolo angolino con dei bei ristoranti e dei negozi vintage. Ogni volta che ci vado scappo lì! Fortunatamente da American Apparel sono riuscita a trovare un bellissimo vestito di velluto verde attillato al punto giusto per mascherarmi da Poison Ivy. Ho avuto anche il tempo di entrare da Hamleys, forse il negozio di giocattoli più famoso d’Europa, e di ammirare la collezione degli oggetti di Harry Potter.

Alla sera ero proprio stanca. Io e le mie amiche ci siamo dette: “Cerchiamo di passare una serata tranquilla!”. Quindi, dopo una cenetta niente male al Kitchen Italia (si, lo so, ci volevano andare loro) ai Seven Dials, mi sono avviata verso casa. Ma la mia amica Penny tramava contro di me: ho seguito lei e altri amici alla ricerca di un pub vicino per rilassarci. Purtroppo però, cosa piuttosto deludente visto che era sabato sera e siamo nella dannatissima LONDRA, tutti i pub nella nostra zona erano chiusi. Quindi ci siamo detti: proviamo a St Paul’s. Ma anche lì erano chiusi. Allora ci siamo detti: proviamo a South Bank. E dopo aver attraversato il Millennium Bridge, abbiamo scoperto che era tutto chiuso anche lì. A MEZZANOTTE, for God’s sake. Allora abbiamo preso un autobus per Whitehall e ci siamo diretti verso Trafalgar Square, Leicester Square, Piccadilly, Covent Garden. Non un dannatissimo pub aperto. Siamo tornati a casa alle 3 dopo aver girato praticamente a piedi tutto il centro di Londra e aver mangiato le cupcakes e i salatini di Tesco alle 2. Una serata inaspettata, ma ci stava!

Ieri invece sono andata a Brick Lane in cerca di un tatuatore economico, e invece di tatuarmi mi son mangiata il mondo. Letteralmente! Non ho potuto resistere dal provare la cucina spagnola, libanese, indiana, cinese ecc… Questa settimana avrò preso 2 kg! Brick Lane la domenica è fantastica. Sfortunatamente per me, che divento nervosa quando vedo troppa gente, il mercato attrae gente da tutto il mondo, perciò è difficile muoversi e bisogna tener d’occhio le borse. Ma ne vale di certo la pena: i prezzi dei Vintage sono abbordabili, il cibo è buono e i colori e gli odori che senti, insieme ai nomi delle strade scritti in Indiano/Bangladesh o quello che è ti catapultano in Oriente. Il centro commerciale del vintage, Blitz, vale assolutamente la pena di essere visto!

Ora vi saluto, domani mi aspetta una giornata abbastanza lunga e sono stremata… Goodnight 🙂

Una risposta a “Un’altra pienissima settimana!

  1. Ahah yes, il sabato notte chiude tutto subito a Londra!
    Forse nella zona di Bayswater/Queensway c’è qualcosina di aperto, ma massimo fino alle due 😀

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