Archivi del mese: gennaio 2012

La storia di Zawadi

Oggi vorrei mettere da parte per un momento l’allegria e la frivolezza del mio blog per raccontare una storia tanto seria quanto terribile.  E’ la storia di Zawadi Mongane, che ha vissuto nel modo peggiore il conflitto nel suo paese, il Congo. Vi avviso, non sarà piacevole: se non volete andare avanti nella lettura non vi biasimo. Ma io sono dell’idea che certe cose vadano raccontate.

Durante la mia lecture di oggi di Introduction to British Media, la mia professoressa ci ha presentato il suo personale idolo giornalistico: Mike Thomson, corrispondente della BBC Radio 4 all’estero. E’ stato Thomson a raccontarci la storia di Zawadi, che lui ha intervistato nel 2008, tramite le sue stesse parole.

Zawadi Mongane viveva nella provincia di South Kivu, in Congo. I soldati ribelli provenienti dal Rwanda (noti come Interahamwe) , molti dei quali si erano rifugiati al confine Congolese dopo il genocidio del 1994, sono arrivati al suo villaggio. Segue la storia di una violenza inaudita, una delle storie più terribili che abbia mai sentito in vita mia. Continua a leggere

Back to Uni, articoli pubblicati, Hummingbird Bakery e tanti bar

Hello again! Cari miei, è finita la pacchia: si ritorna a studiare. Ma chi l’ha detto che non possa essere un piacere? La mia facoltà è sempre fantastica, e ovviamente sto aggiornando il blog nel mio adorato weekend di quattro giorni. A quanto pare la maggior parte delle università inglesi fanno questi orari, e sfornano laureati di successo… Quindi perché lamentarsi? Speriamo bene!

Lunedì è stata una giornata tosta (dalle 9.30 alle 17.00), ma fortunatamente non è stato molto difficile alzarsi, visto che per lavoro mi svegliavo pure prima. Le materie sono sempre le stesse, con l’eccezione di una nuova: Blogging. Il mio professore è americano e scrive per molti giornali e siti web; ci insegnerà il segreto per creare un blog di successo. Anche Features Class (articoli che non sono notizie fresche, ma possono essere interviste o altre cose) è passata al lunedì, il che vuol dire che il mercoledì all’ora di pranzo ho finito.

Il martedì ho come sempre Introduction to British Media e Francese. Nel terrorizzarci in previsione di un saggio di 2000 parole sul futuro dei Media inglesi, la nostra professoressa ci ha annunciato l’arrivo di una serie di ospiti famosi nelle nostre lezioni, che ci aiuteranno a capire meglio il futuro del giornalismo inglese. C’è proprio tanto da dire ultimamente: lo scandalo delle intercettazioni del News of the World ha fatto perdere alle persone la fiducia nel giornalismo, le vendite calano a causa di Internet, ma l’Inghilterra rimane sempre uno dei paesi più assetati di notizie del mondo. A noi l’arduo compito di prevedere dove andremo a finire! Continua a leggere

Primo lavoro, primi articoli pubblicati e BURLESQUE!!!

Hello everyone! Finalmente posso riaggiornare il blog dopo una lunga, stancante settimana. E che settimana!

Lunedì dovevo iniziare a lavorare no? Ebbene, ho passato la notte di domenica in bianco. Nonostante la “vita da studente”, devo attribuire la colpa più che altro al mio nervosismo: era il mio primo lavoro, e avrei iniziato in una lingua straniera. Fortunatamente è filato tutto liscio!

La sede della Islington Gazette si trova a Swiss Cottage (il che è paradossale, visto che Islington è proprio dall’altra parte della città) , perché fa parte di un grande Media Group chiamato Archant. Per arrivare a Swiss Cottage da dove vivo io ci vogliono 25 minuti e 2 cambi di metropolitana: prima la Circle e poi la Jubilee line. Quando sono entrata, tutta timorosa, l’impressione che la redazione mi ha fatto è stata buonissima: seduti ad una scrivania di un’enorme sala (la Islington Gazette condivide la redazione con altri giornali del gruppo Archant), la mia editrice e il suo collega sono stati gentilissimi. Temevo che il mio lavoro consistesse in portare caffè, mentre mi hanno subito mostrato come caricare gli articoli nel loro sistema e mi hanno messa a scrivere in un batter d’occhio. Nel giro di 5 giorni ho scritto 12 articoli, di cui due sono già stati pubblicati sul giornale di giovedì. Giovedì prossimo sarà la volta di una mia intervista piuttosto lunga. Non appena metteranno i link sul sito li posterò sul blog.

Devo dire che, come primo lavoro, non potevo sperare in un’esperienza migliore. Sarà fantastico avere una cosa del genere sul curriculum, in più mi sono esercitata come si deve nello scrivere e ho trovato un po’ più di fiducia in me stessa nel chiamare la gente, nel fare ricerche, nell’intervistare i passanti per strada. Certo, la mia vita sociale durante questa settimana ne ha un po’ risentito (ero sempre distrutta!), però non mi posso lamentare. Continua a leggere

Cose londinesi “random”, bar metallari e Kensington

Ladies and gentlemen, la mia prima settimana londinese del 2012 è passata. Non è stato difficile ri-ambientarsi: una volta rivisti tutti i miei amici mi sono sentita subito a casa.Ovviamente non sono rimasta senza cose da fare: in questi giorni son dovuta andare dal dottore (strano, eh?); ho cercato casa per il prossimo anno (invano, i prezzi sono altissimi! Io e le mie amiche dovremo darci da fare); ho trovato lavoro. EBBENE SI!!! Ho trovato la mia prima settimana di Work Experience (prevista dal mio corso) presso la Islington Gazette, il giornale del mio quartiere. Un urrà per me!

Nel frattempo mi son di nuovo goduta le possibilità che una città fantastica come Londra offre. A volte si tratta di cose proprio assurde, tipo quelle che abbiamo visto giovedì. Infatti giovedì sera, mentre passeggiavo lungo il Tamigi con un amico, vedo una specie di container rosa. Dentro c’era un salottino simile a quello di una baita, con una piccola cucina, un divano, un fuoco finto e una finta vista delle Alpi. Quando chiediamo a chi sta fuori che cosa mai sia quel container ci rispondono: “L’Evian Lounge”. Per chi non lo sapesse (visto che in Italia non ce l’abbiamo), l’Evian è una buonissima (e costosissima) acqua francese che si trova anche qui nel Regno Unito. L’Evian Lounge (oltre a far pubblicità alla marca) era mirata a far passare a chi ci entrava un’esperienza pura, disintossicante, con aria pura e cibi organici. Bisognava aver prenotato o vinto i biglietti, ma siccome molti vincitori non si erano presentati, chi si occupava di tutto ci ha fatti entrare. All’inizio ci sentivamo un po’ strani: ci hanno fatto chiudere gli occhi e immaginare di essere sulle montagne. La tipa inizia a parlare dicendo: “Immaginate di avere una vista di 365 gradi (Ehm ehm… quelli sarebbero i giorni dell’anno… ) delle Alpi”, al che è stata dura non ridere. Poi però è arrivato il bello: ci hanno offerto una serie di cose buonissime, tutte gratis. Prima di tutto una meringa al tè verde, poi un drink al licis con tanto di lecca lecca, un marshmallow e una buonissima cioccolata bianca calda. Abbiamo fatto bene ad andarci!!! Continua a leggere

Uomini che Odiano le Donne

Uno dei motivi per cui amo essere a Londra è il fatto che hai l’imbarazzo della scelta su che cosa fare. Puoi farti le sopracciglia col “threading” ( ti strappano i peli con un filo, è meglio di una ceretta! Provare per credere, io l’ho fatto). Puoi entrare in negozi “mainstream” come Abercrombie & Fitch, vedere quanto sono tristi le donne di mezza età che si fanno le foto coi Big Jim di turno e ridere quando uno di loro, non appena sentito l’allarme antincendio, scappa a gambe levate mentre tutti hanno capito che era un falso allarme.  Ancora più divertente è però avere la possibilità di vedere i film in lingua originale, appena escono, senza il fastidio del doppiaggio.

Ieri sono finalmente riuscita a vedere la versione americana di Uomini che Odiano Le Donne, tratto dal bestseller di Stieg Larsson. Il film, diretto dal grande David Fincher (lo stesso di Seven, Fight Club, Il curioso caso di Benjamin Button e The Social Network) qui è uscito sotto il titolo di The Girl With The Dragon Tattoo (non chiedetemi perché, il titolo originale è così bello!). Il film esce in Italia a febbraio, quindi se non volete che vi rovini il divertimento fermatevi qui con la lettura.

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The boys are back in town!!! Il mio weekend fra lo shopping e Columbia Road Market

Signore e signori, come dicevano i mitici Thin Lizzy, The Boys Are Back In Town! Finalmente sono tornata a Londra. Cavolo se mi mancava!!!!

Il viaggio per raggiungerla non è stato dei più piacevoli: tralasciando il commento dei turisti brasiliani, è stato un viaggio davvero stancante. Comincio ad odiare seriamente gli aeroporti, non riesco a starci più. Visto che il volo Olbia-Roma del 6 mattina era stato cancellato, io e mia madre (che ha gentilmente accettato di aiutarmi con il ridicolo numero di valigie, 4, che abbiamo dovuto portare) avevamo prenotato il volo delle 14. Peccato che nei due giorni precedenti Olbia fosse stata spazzata da una bufera di vento e che, per coprire i passeggeri rimasti a terra il 5 notte, la Meridiana avesse messo un volo il 6 mattina alle 9. E dico “peccato” perché l’ho scoperto il 6 mattina alle 7.30, dopo essere andata a letto alle 3 per salutare i miei amici di Olbia. Sono partita, ma immaginate la stanchezza.

Sono arrivata a Londra alle 4 ora locale (un’ora indietro rispetto all’Italia) con un bagaglio rotto e ansiosa di arrivare a casa. Un consiglio per chi arriva a Heathrow: NON prendete l’Heathrow Express se non siete in una fretta inimmaginabile. Pensando di facilitarci le cose (i bagagli pesavano tanto!!!) io e mia madre abbiamo preso due biglietti di sola andata, che ci sono costati ben 32 sterline (sarebbero costati di più se io non avessi avuto lo sconto studenti). In più, il treno era in ritardo, quindi l’arrivo a Paddington è stato più lungo del previsto. E’ vero, ci mette 15 minuti, ma io consiglio molto di più la Piccadilly Line. Dura una cinquantina di minuti, ma il prezzo è buono e vi porta direttamente in centro. Continua a leggere

“Back to civilisation”: quello che i turisti pensano dell’Italia

Eccomi di nuovo: sono tornata dopo un mese di silenzio. E inizierò di nuovo a scrivere con un argomento che, per quanto poco piacevole possa essere, mi sta a cuore.

Il 6 gennaio, dopo interminabili ore all’aeroporto (si, di nuovo) , ho finalmente preso il volo Roma-Heathrow. All’atterraggio, il mio buon umore è stato per un attimo oscurato da un commento fatto da dei turisti Brasiliani seduti dietro di me: “Back to civilisation”, hanno detto. “Siamo tornati alla civiltà”.

Ora,sono la prima a criticare i mille problemi e le mille fregature del mio Paese: credo che sia un po’ parte di noi “indigeni”, che ci lamentiamo sempre ma alla fine adoriamo l’Italia. Ma sentire commenti del genere dall’esterno fa più male, perché vuol dire che la cattiva impressione che diamo lascia il segno, nonostante la bellezza dei nostri monumenti e la bontà del nostro cibo. E se non si dimentica, nonostante tutte le bellezze del nostro paese, dev’essere proprio un’impressione cattivissima. Continua a leggere