Uomini che Odiano le Donne

Uno dei motivi per cui amo essere a Londra è il fatto che hai l’imbarazzo della scelta su che cosa fare. Puoi farti le sopracciglia col “threading” ( ti strappano i peli con un filo, è meglio di una ceretta! Provare per credere, io l’ho fatto). Puoi entrare in negozi “mainstream” come Abercrombie & Fitch, vedere quanto sono tristi le donne di mezza età che si fanno le foto coi Big Jim di turno e ridere quando uno di loro, non appena sentito l’allarme antincendio, scappa a gambe levate mentre tutti hanno capito che era un falso allarme.  Ancora più divertente è però avere la possibilità di vedere i film in lingua originale, appena escono, senza il fastidio del doppiaggio.

Ieri sono finalmente riuscita a vedere la versione americana di Uomini che Odiano Le Donne, tratto dal bestseller di Stieg Larsson. Il film, diretto dal grande David Fincher (lo stesso di Seven, Fight Club, Il curioso caso di Benjamin Button e The Social Network) qui è uscito sotto il titolo di The Girl With The Dragon Tattoo (non chiedetemi perché, il titolo originale è così bello!). Il film esce in Italia a febbraio, quindi se non volete che vi rovini il divertimento fermatevi qui con la lettura.

Devo ammettere che quando sono entrata al cinema avevo un po’ paura.Uomini che Odiano le Donne è uno dei miei libri preferiti e il film svedese era già abbastanza bello: avevo paura che la versione di Fincher mi deludesse. All’uscita invece ho tirato un sospiro di sollievo: era anche meglio del film svedese. Era molto più accurato, molto più simile al libro, molto di più come me l’ero immaginato. La fine ne è l’esempio: Lisbeth, innamorata di Mikael, gli compra un regalo per Natale, ma quando lo vede con la sua amante lo butta via. E’ un finale perfetto, perché è puro Larsson: non è un lieto fine sdolcinato, è vita vera.

E’ difficile dimenticare la magistrale interpretazione di Noomi Rapace (l’attrice svedese), ma la Lisbeth di Fincher è altrettanto fantastica. Interpretata dalla bravissima Rooney Mara, “sfigurata” per l’occasione, è più simile a quella del libro: più magra, più androgina, con più piercing, più taciturna, più violenta, più goth-punk. Il suo tatuaggio è più esagerato, come lo era nel libro, e i suoi capelli sono tagliati in modo impossibile. La sua voce è perfetta, sembrava una ragazzina proprio come Lisbeth dev’essere. E le sue magliette riprendono proprio quelle della Lisbeth del libro: quella con scritto “Fuck you you fucking fuck” è stupenda.

La scena dello stupro è se possibile anche più shoccante in questo film: dura di più, è girata più nei particolari. Addirittura Fincher riprende il pezzo del libro in qui Lisbeth cammina zoppicante verso casa e si fa la doccia lavando via il sangue: tosto, si, ma è quello che ha scritto Larsson.

Tutti gli attori erano super azzeccati. Daniel Craig era il Mikael Blomqvist che avevo immaginato, un quarantenne ruvido con un grande successo con le donne. La sua relazione con la sua collega Erika qui è molto più evidente, ed Erika stessa è come la immaginavo: la bellissima Robin Wright le rende giustizia. Stellan Skarsgard era perfetto nella parte del serial killer Martin Vanger e la scena in cui Lisbeth lo colpisce con una mazza da golf è molto più realistica: la sua mascella sembra davvero rotta. Anche i piccoli cambiamenti di trama che ha fatto Fincher mi sono piaciuti. Mikael non va a letto con Cecilia Vanger e Harriet, la ragazza scomparsa che dà il via alla storia, non è in Australia, ma a Londra, sotto le sembianze della cugina Anita. Ricordarsi tutti gli intrighi e i nomi è più facile se leggi un libro, ma se devi fare un film (nonostante sia lungo due ore e mezza), può essere più difficile: i cambiamenti hanno reso la trama più fluida. In più, Fincher anticipa, senza rivelare tutto, alcune “scene” che dovrebbero andare nel film successivo: ci sarà forse una trilogia intera?

Ci sono due cose che non mi sono piaciute del film. Una è la “sigla” iniziale, sulle note di una cover di Immigrant Song, dove i due protagonisti sembrano coperti di petrolio e si muovono in modo strano, mentre appaiono vespe, moto, draghi. Che cavolo c’entrava? Sembra la presentazione di una serie TV. O un video di Rhianna. Sembra che il regista si stia vantando! Un’altra nota stonata è stata la scelta di Enya come colonna sonora della scena nel seminterrato di Martin. Infatti, nonostante tutto il resto della colonna sonora del film sia perfetta, quando Martin attira Mikael nel suo antro e sta per ucciderlo, che musica mette? ENYA. In un momento di tensione, un momento al cardiopalma…TU METTI ENYA? Mah. Va beh!

Nonostante tutto, credo che The Girl With The Dragon Tattoo sia un film fantastico. Si, forse è vero che era troppo presto per farlo uscire, ma non sono d’accordo con chi dice che non aggiunge niente alla versione svedese: secondo me la migliora con più accuratezza, più attenzione nei particolari. E, è triste dirlo, con un budget molto maggiore. In ogni caso sono contentissima che sia uscita: non sono ancora pronta a liberarmi di Lisbeth.

 

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