The Dark Heart of Italy – L’Italia degli ultimi anni agli occhi di Tobias Jones

The Dark Heart of Italy del giornalista inglese trapiantato a Parma Tobias Jones è un libro uscito nel 2003, ma a dir poco attuale. L’ho scoperto quest’estate tra le letture consigliate dalla libreria Waterstones per una vacanza italiana.f4161536a34f2dfe82ac3c13e4c7acb0

Tobias Jones, giornalista inglese trasferitosi a Parma negli anni ’90, scrisse della politica e della cultura italiana come solo un outsider può fare. Lo stesso Jones, nel poscritto del libro, dice: “Dopo l’uscita del libro, i miei amici non mi hanno criticato dicendo che il libro non era accurato; semplicemente, sostenevano che non dicesse niente di nuovo. Non c’era nessuno scoop nel libro. Attraeva il pubblico soltanto perché nuovi occhi avevano scoperto vecchi problemi”.  shakespeare_main_2140864b

The Dark Heart of Italy è stato pubblicato anche in versione italiana da Rizzoli. Prima ancora che la traduzione uscisse, era stato già condannato da Maurizio Costanzo, Gerry Scotti e Maurizio Gasparri.

Jones apre con una prefazione ad effetto, che dice tutto sull’Italia degli ultimi vent’anni: “Ho provato a scrivere su altre cose –  le sfumature della lingua italiana, il calcio, la TV, il Cattolicesimo – eppure Berlusconi e la sua coalizione riapparivano. Perciò, la carriera di Berlusconi divenne il filo che lega i capitoli che seguono perché lui è, ho realizzato, il ‘proprietario’ dell’Italia. […] Vivere in Italia è impossibile senza, inavvertitamente, venire a contatto col suo potere”. 

Riguardo al giornalismo italiano, Jones si dice perplesso per le differenze stilistiche rispetto a quello inglese: “Leggevo quattro o cinque giornali al giorno per migliorare il mio italiano. Alla fine di ore di lettura, con un dizionario alla mano, mi rendevo conto di non aver imparato niente di più sulle vicende attuali di quello che sapevo già prima di colazione. Non mi avevano informato assolutamente di niente. Non era un caso d’incomprensione o confusione. C’erano molte parole, pagine e pagine d’articoli d’opinione e sondaggi, che non dicevano assolutamente niente. […] Il classico consiglio dato agli aspiranti giornalisti in Inghilterra ( che il tuo articolo sarebbe stato tagliato dal basso verso l’alto, perciò la prima frase deve contenere le informazioni più importanti e via dicendo dall’alto in basso) è completamente rovesciato in Italia. L’ultima frase, se sei fortunato, ti dirà di che cosa l’articolo che hai letto da cima a fondo dice di parlare”.

Anche i media eccessivamente di parte sono una novità per un outsider. “La maggior parte dei media è, ed è sempre stata, schierata. […] Ecco perché è spesso impossibile, guardando il telegiornale o leggendo i giornali, riuscire a capire che succede: ogni canale e giornale, legato intimamente al potere politico, ha la sua ovvia teoria. Le stesse persone che fanno le notizie pagano altre persone per parlarne.  [..] Per farti un’idea abbastanza obiettiva degli eventi, dovresti fare permanentemente zapping e comprare almeno una dozzina di giornali”.

Sul menefreghismo italiano: “Non ho mai vissuto in un paese dove così tante persone consideravano lo stato così criminale e dove, perciò, si sorrideva così spesso e così indulgentemente sull’infrangere le leggi di quello stato”.

Sul crimine: “Ho realizzato che era impossibile, come scriveva Pirandello, distinguere la fantasia dalla realtà. […] Anche oggi, per gli alti livelli di drammi ed intrighi, i crimini in Italia sono chiamati gialli. I giornalisti spesso presentano la notizia di un omicidio o di un rapimento come ‘un giallo incredibile'”.

Sul mancato ricambio generazionale: “‘In Italia, come in chimica, tutto viene creato, niente viene distrutto, tutto viene trasformato…’ Insomma, col tempo le apparenze cambiano ma gli elementi coinvolti rimangono esattamente uguali. Le stesse personalità, passate e presenti, continuano ad esistere, anche se collocate in modo leggermente diverso, in nuove, confuse coalizioni. […] Sembra che non ci sia alcun crimine o alcuna condanna sufficiente a porre fine alla carriera di un politico italiano, nessun evento storico che non possa essere convenientemente dimenticato”.

E ancora: “Sto iniziando a capire perché gli scandali, per quanto sanguinosi, vengano ignorati in Italia. E’ troppo difficile trovare la verità: ci vuole troppo tempo. C’è troppo gergo legale, troppa mistificazione per dire esplicitamente, con concisione, che cosa è successo. Il potere italiano funziona confondendo i cittadini. La legge si è distaccata dalla realtà”.

Il capitolo sul degrado dei media, della morale e della cultura italiana è il più tagliente di tutti: “Com’è mai possibile che il paese che ha prodotto la più grande arte d’Occidente, alcuni dei migliori film del ventesimo secolo, adesso abbia la peggiore, più degradante televisione del pianeta?”

 “L’Italia è, a differenza dell’Inghilterra, un paese più visivo che letterario.  […] Ogni anno statistiche dell’ ISTAT mostrano che un’enorme percentuale di adulti italiani non legge nemmeno un libro all’anno. Per sopravvivere, le edicole si sdoppiano, comportandosi da sexy shop vendendo soft-porno insieme ai giornali. […] Non ci sono tabloid e i best-seller italiani arrivano raramente.”

“La rilassatezza con cui si trattano le immagini erotiche porta al fatto che non c’è mai uno scandalo sessuale in Italia. I politici, nonostante i loro voti cattolici, stanno con le più belle celebrità, facendo solo del bene alla loro credibilità.  […]”

“Mi aspettavo che la televisione fosse un altro esempio della brillantezza visiva italiana, una continuazione delle fantastiche bellezze ed immagini erotiche del paese. Invece, passare alla TV era come far entrare un’insistente commessa nel mio soggiorno: quasi sempre, la TV cercava di vendermi qualcosa. I programmi sono interrotti da messaggi promozionali, che sono chiamati eufemisticamente ‘consigli ai consumatori’ dai presentatori che vanno in un’altra zona dello studio a chiacchierare di un nuovo prodotto. […] I programmi, dopo un po’, cominciano a sembrare spazi per riempire gli intervalli tra le pubblicità, invece del contrario. Guardare il telegiornale non è molto più interessante. I servizi sono accompagnati da canzoni pop e proverbi. Sembra sia obbligatorio che ogni telegiornale abbia un servizio che pubblicizza un nuovo film, una squadra di calcio, una canzone pop e poi una storia sulla moda. D’estate, ogni telegiornale ha un servizio sull’abbronzatura con interviste a donne in spiaggia.  […] I seni sono ovunque, tanto che diventano noiosi”.

“Diventa velocemente chiaro che l’Italia è la terra dimenticata dal femminismo. Non è che non ci siano donne di successo, è solo che non sono nell’affamato occhio dei media (se non hanno belle scollature). [.. ] Dario Fo e Pier Paolo Pasolini avevano riconosciuto cosa stava succedendo prima di tutti: il cinema e poi la televisione avevano liberato gli spettri dell’erotismo e del consumismo, e il Paese ha perso la sua anima e la sua pietas, addirittura la sua politica.  […] Dopo una rivoluzione industriale accelerata, molti intellettuali sostengono che la rinnovata passione italiana per la possessione (carnale o consumistica) abbia eroso la fibra morale della nazione. Oppure il consumismo è un travestimento che cerca di fingere che la povertà non esista più”.

“Guardare Mediaset è come guardare i Muppets senza l’umorismo intelligente. C’è un girotondo di circa 20 personalità che sembrano fare i turni. Alla fine, ogni programma finisce per essere uguale al precedente”.

“Berlusconi ha comprato i diritti italiani di molti film e miniserie americane, iniziando l’era in cui l’Italia è diventata un’importatrice di massa di cultura, invece che un’esportatrice”.

“Mediaset […] ha sedotto una società fino a che la politica e le idee sembrano non esistere. La nobile cultura italiana è stata ridotta a un erotismo senza fine, e la TV è ora un’agrodolce versione da due soldi de La Dolce Vita: un mondo ossessionato dalla celebrità e della sessualità, che esclude tutti i valori morali.

Jones chiude con amare conclusioni sulla decadenza della politica e della cultura italiana negli ultimi vent’anni: “Le elezioni erano diventate, secondo Umberto Eco, niente di più che che un referendum morale sul leader di  Forza Italia.”

“La più frequente domanda che si fa ad uno straniero in Italia è, ‘Non è bellissima?’ ‘Si assolutamente’ è la risposta ovvia che tutti si aspettano. La risposta che do adesso è che si, certo, l’Italia è il bel paese, ma è invecchiata come una donna che ha vissuto la vita troppo velocemente, nella corsia di sorpasso. Una donna che si è abusata, come provano le sue rughe, le sue cicatrici e i suoi trascorsi.” 

“Non sto facendo il puritano. Non ho niente contro una donna che diventa ministro nonostante la sua carriera includa foto in topless. Quello che mi fa veramente incazzare è il fatto che la gente di talento, in Italia, non arriva mai in alto. La nozione di meritocrazia è incomprensibile per i ricconi italiani.”

“E’ ridicolo dire che l’Italia non è una democrazia. Allo stesso tempo, sembra ugualmente ridicolo dire che lo è”.

Tuttavia, Jones non dimentica l’altra faccia dell’Italia, quella ancora impegnata e sdegnata da una politica che non la rappresenta: “Esiste ovviamente un cuore completamente diverso nella penisola: uno sdegnoso verso gli oligarchi del calcio, critico della corruzione, sprezzante verso un Primo Ministro che controlla sei su sette canali televisivi. E’ difficile raccontare la veemenza e la passione con cui parlano.”

“Massimo D’Azeglio scrisse: ‘Non posso vivere fuori dall’Italia, il che è strano perché mi arrabbio continuamente per l’inettitudine italiana, le invidie, l’ignoranza e la pigrizia. Mi sento come quelli che si innamorano di una prostituta.’ Vivere qui è proprio così: è infuriante, infinitamente irritante, ma alla fine è quasi impossibile allontanarsi. Non è solo che qui tutto è troppo bello, o che il cibo e le conversazioni son buone. E’ che la vita sembra piatta fuori dall’Italia, le emozioni sono mutate”.

Avviso ai lettori: da questa settimana anche io vado in vacanza! Ci rivediamo a Settembre con nuove notizie su Londra! 🙂

Foto di: Faber.co.uk; www.telegraph.co.uk

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