The Book of Mormon: due ore d’interminabili risate

Dopo quattro mesi d’attesa, finalmente anch’io ieri sera ho potuto vedere The Book of Mormon, il musical dei creatori di South Park che ha conquistato Broadway e il West End londinese. Il verdetto? Leggete qui. 1383132_714398935256556_1046337085_n

The Book of Mormon è un musical satirico con sceneggiatura, musica e versi di Trey Parker, Robert Lopez e Matt Stone, meglio noti come i creatori del cartone South Park.

Il musical è una satira sul Mormonismo, confessione fondata nel 1830 da Joseph Smith, che disse di aver trovato il libro del profeta Mormon e di averlo tradotto in inglese da una lingua sconosciuta.

Ma la satira di The Book of Mormon non si ferma qui: andando più a fondo in fatti, si tratta di una presa in giro della società americana e dell’ovest del mondo in generale.1465870_756481187714997_841790603_o

Il musical racconta la storia di due giovani missionari mormoni inviati in un remoto villaggio nel Nord dell’Uganda, dove un brutale signore della guerra minaccia le popolazioni locali. Ingenui e ottimisti, i due provano a diffondere l’insegnamento del Libro di Mormon, ma hanno serie difficoltà a far breccia nel cuore di una popolazione troppo spaventata dalla fame, dalla guerra e dall’AIDS.

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I due protagonisti sono il perfettino figlio di papà fratello Price (Gavin Creel) e il “braccio destro” pasticcione fratello Cunningham (Jared Gertner). La coppia in sé è una presa in giro dei tipici ruoli americani: il perfetto protagonista che sa dall’inizio di essere destinato a grandi cose e il fedele (ma meno importante, come fratello Price si ostina a puntualizzare) braccio destro. 1545698_768741453155637_1387364286_n

Ma, come scoprirete grazie ad una serie di esilaranti (e politicamente scorretti) numeri di ballo e canto, la situazione si rivolterà.

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Se siete molto religiosi, probabilmente The Book of Mormon non è il musical per voi: le prese in giro del Mormonismo valgono per tutte le religioni e per tutti i costumi. Si inizia con l’incontro di fratello Price e fratello Cunningham con i missionari mormoni dell’Uganda, che aprono con un numero intitolato “Turn it off” (“Spegnilo”), volto ad allontanare tutti i problemi del mondo: tua sorella è morta? Turn it off! Tuo padre ha il cancro? Turn it off! Ma soprattutto, sei omosessuale? Turn it off, urla Stephen Ashfield, uno dei più simpatici membri del cast.

Segue una presa in giro del Mormonismo (e di tutte le religioni in generale) quando i due missionari tentano di spiegare la storia del fondatore Joseph Smith e delle tavole d’oro donategli da Moroni, “the All-American angel” (il che suona molto come “un angelo migliore degli altri, perché americano).559489_769811519715297_646955877_n

L’angelo dice a Smith: “Non devi mostrare queste tavole a nessuno! Non ti crederanno, penseranno che sia una presa in giro, ma non le devi mostrare a nessuno, perché questo è il tuo scopo!” Per tutta risposta il pasticcione fratello Cunningham, la voce della verità, dice sarcastico: “Ma certo, questo si che ha senso!”

Non vi rovinerò altre parti della trama, ma vi posso assicurare che The Book of Mormon è uno dei migliori spettacoli teatrali che Londra ospita oggi e che vale la pena di essere visto: non ho smesso di ridere per due ore di fila. Il cast è da 10 e lode, la musica dà dipendenza e la sceneggiatura è perfetta.

L’unico problema? I biglietti sono molto cari. Perciò fate come me: se pensate di andare a Londra, prenotate molto in anticipo. Io ho prenotato a Novembre per Febbraio e sono riuscita a pagare intorno alle 35 sterline.

Dopo il debutto a Broadway nel marzo 2011, The Book of Mormon ha ricevuto recensioni molto positive sia qui che oltreoceano insieme a importanti riconoscimenti teatrali: nove Tony Award, uno dei quali al miglior musical. L’incisione discografica della colonna sonora del musical cantata dal cast originale è stata pubblicata nel marzo 2011 ed è diventato uno dei più grandi successi discografici nella storia di Broadway degli ultimi quarant’anni.

Foto: The Book of Mormon

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