Barbara Serra lancia il suo libro (in italiano) a Londra

La giornalista di Al Jazeera English Barbara Serra ha lanciato il suo libro “Gli Italiani non sono pigri” all’Italian Cultural Institute di Londra, intervistata da Beppe Severgnini1797369_492605117512088_2101749990_n

La serata, all’insegna di quello che io chiamo “Itanglish”, ha visto un alternarsi di italiano ed inglese, con lo sfatarsi di una serie di miti su Londra in cui credono gli Italiani – soprattutto i giovani.

Beppe Severgnini ha aperto la serata in inglese, scherzando sulle ultime notizie dei tabloid britannici, come la separazione tra Gwyneth Paltrow e Chris Martin o gli stranieri che rubano il lavoro agli Inglesi. La maggior parte dell’intervista è avvenuta in italiano perché, come ha detto Severgnini, anche se alcuni fra gli Inglesi presenti non riuscivano a capire, potevano ascoltare un discorso nella nostra “lovely tongue”, perciò chi se ne frega?

Barbara Serra ha detto che la ragione per cui ha voluto scrivere un libro è che, come consuetudine nel mondo delle breaking news, quando le chiedono informazioni su usi e costumi italiani è costretta a dare risposte brevi, in due minuti e mezzo o tre minuti.

Il titolo viene dalla domanda che gli stranieri le fanno da quando aveva 12 anni, nonostante sia chiaro che è una gran lavoratrice. Scrivere un libro le ha dato la possibilità di approfondire un argomento su cui le fanno sempre tante domande, sin da quando, a otto anni, aveva iniziato a frequentare una scuola internazionale all’estero.

La Serra, che vive a Londra da ormai vent’anni, ha insistito sull’importanza di mantenere la propria identità italiana anche all’estero, senza però dimenticare di imparare l’inglese.

Tuttavia, la giornalista ha riconosciuto la difficoltà di farsi strada a Londra quando non si è inglesi, dimostrando come la capitale britannica non sia “un paradiso” dove chiunque può essere felice e trovare lavoro.

La giornalista ha detto che molti italiani che vengono a Londra non si rendono conto che spesso gli toccherà vivere “da stranieri”. Infatti, secondo la Serra, più esperienza hai e più le tue differenze vengono ammirate, ma all’inizio devi amalgamarti al sistema, “fit in”.

Riferendosi soprattutto a quelli che non fanno l’università ma vanno più che altro in cerca del lavoro non offertogli dall’Italia della “disoccupazione al 40%”, la Serra ha insistito sull’importanza di venire qui con “capacità di vendersi”, ossia con qualcosa di attraente per i datori di lavoro.

Questo secondo la giornalista è uno dei più grandi problemi che gli Italiani all’estero affrontano: l’incapacità di sostenere la competizione. “In Italia non insegniamo veramente cosa vuol dire ‘meritocrazia’, la vediamo come un antidoto al nepotismo – che sta affondando il paese – ma non si può parlare di meritocrazia senza competizione e ambizione.”

“La società italiana non ti insegna a competere,” ha continuato la Serra. “Da noi non si usa l’espressione ‘to sell yourself to your employer’, perché vendersi al proprio datore di lavoro suona brutto. Qui ci si abitua da bambini a metterci in gioco, mentre gli Italiani che vengono qui non si rendono conto che è una città talmente grande che si troveranno in competizione con milioni di altre persone.”

Quando uno studente di giornalismo italiano a Londra, incoraggiato da Severgnini, ha detto che a Nord di Londra una serie di agenzie Italiane sfruttano il flusso migratorio di diciottenni per estorcergli denaro con la promessa (spesso non mantenuta) di trovare loro lavoro, la Serra ha detto: “Non mi sorprende. Ora, non voglio dire ai ragazzi di non venire a Londra. Ma nessuno ti stende un tappeto rosso!”

In più, secondo la giornalista, è necessario accettare all’inizio di dover fare più lavori, spesso più umili, per fare strada e mantenersi allo stesso tempo.

La serata si è conclusa coi consigli della Serra e di Severgnini per farcela nella società inglese, che possono essere riassunti così:

  • Serra: “Non prendetevela per i fallimenti, non piangetevi addosso: le opportunità ci sono e fallire serve per imparare.”
  • Severgnini: “Non spaventate il vostro interlocutore con l’eccessivo entusiasmo. Mai sorprendere un inglese troppo spesso, solo ogni quindici giorni. Spegnete un misterioso interruttore per non spaventare gli Inglesi, o li mettete sulla difensiva.”
  • Serra: “Distinguete gli amici dai colleghi: non siete a lavoro per fare amicizia, non chiedete loro favori perché si sentono a disagio e non fanno sconti, per quanto sia bello e sano l’ambiente di lavoro.”
  • Severgnini: “Siate severi con voi stessi: siate precisi, perché vi fanno un esame silenzioso e non scritto, ma che esiste. Molti tra quelli che hanno avuto successo hanno seguito questa regola. C’è una presunzione di inaffidabilità nei confronti degli Italiani, così come a casa nostra ci sono presunzioni negative sugli Inglesi.”
  • Serra: “Il mio datore di lavoro alla BBC mi disse: ‘Vestiti sempre come se stessi per intervistare una mamma a cui é stato ucciso il figlio di 6 anni,’ perciò vestitevi seriamente.”

L’ultimo capitolo dell’intervista ha trattato il modo giusto per preparare un tè a prova di inglese, ma per quello dovrete leggere il libro!

E a detta di Severgnini: “Non siamo pigri: dobbiamo faticare il doppio per ottenere cose normali! Gli Inglesi hanno sfornato un solo primo ministro negli ultimi anni, noi quattro!”

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