Il valore anglo-americano del fallimento

Perdenti, gioite! Una nuova ventata di “fallimenti ottimisti” comincia a farsi sentire, mentre alcuni tra i più potenti del mondo prendono pubbliche lezioni di flop, licenziamenti e relazioni rovinate. Stephanie Rafanelli scrive sull’Evening Standard Magazine perché adesso va di moda fallire… E io ci metto qualcosa di mio.fail better

Per noi italiani, come dice Barbara Serra nel suo ultimo libro, fallire è peggio del marchio di Caino. Ma in America o in Inghilterra sta iniziando a farsi strada l’idea che, se non fallisci almeno una volta, non vai da nessuna parte. Il che dovrebbe farci tirare un sospiro di sollievo, perché per fallire, ahimé, c’è sempre tempo! [Traduzione di un articolo di Stephanie Rafanelli apparso sull’ES Magazine del 30 Maggio 2014]

Almeno Nicole Kidman ha molta grazia, anche se non ha fatto un buon ritratto di Grace di Monaco. Di fronte ad impietose critiche – il biopic Grace di Monaco presentato a Cannes è stato descritto come “così incredibilmente di legno che praticamente è a rischio d’incendio” – la Kidman ha fatto buon viso a cattivo gioco ed è apparsa come l’immagine della compostezza.

“Mi piace stare sul filo del rasoio nella mia carriera,” ha detto alla BBC. “Se lavorassi al circo sarei una trapezista.” Chiunque abbia permesso al film della Weinstein Company di aprire il festival di Cannes di certo ha messo la Kidman sul trapezio per farla cadere in picchiata peggio di Icaro.

Grace non è l’unico flop delle ultime settimane. L’ex Take That Gary Barlow è stato buttato giù dal piedistallo da poco recuperato, non solo per un altro album solista fallito – scusa, Gary – ma anche per l’accusa di evasione fiscale.

ll 14 Maggio invece due famose giornaliste,  Jill Abramson, direttrice del New York Times, e Natalie Nougayrède, direttrice di Le Monde, sono state licenziate. Pettegolezzi dicono che la leadership “Putinesca” della Nougayrède sia stata considerata fuori luogo.  La Abramson invece è stata licenziata dopo essersi lamentata d’esser pagata meno del suo predecessore uomo. Si dice che sia stato il suo stile manageriale brusco a costarle il posto, nonostante il quotidiano abbia vinto otto premi Pulitzer al suo comando.Qualsiasi siano le ragioni del bagno di sangue, le due hanno fallito e sono state esposte alla critica pubblica.

Ma tenete a freno l’esaurimento nervoso: il concetto di fallimento è nel bel mezzo di riconsiderazioni e rivalutazioni. ‘Fallimento’ non è più una parolaccia, e l’insuccesso in sé non dev’esser visto come un cataclisma. C’è una lunga lista di libri per l’ego contuso e ferito dei falliti, tra cui Think Like a Freak (Pensa come uno Sfigato) di Steven D Levitt and Stephen J Dubner, autori del bestseller Freakonomics (Economia sfigata), uno sguardo sulla finanza e la cultura sotto un punto di vista diverso.

“La civiltà è aggressiva, quasi una dipendente maniacale dal successo. E’ comprensibile, ma non staremmo tutti meglio se ci fossero meno pregiudizi sul fallimento?” scrivono nel nuovo libro, che raccoglie esempi di pensiero “iconoclasta” che esalta le virtù dell’ammettere la sconfitta.

E’ importante dire: “Non lo so,” dicono, “perché fino a quando non ammetti di non sapere è praticamente impossibile imparare quello di cui hai bisogno,” e apprezzare il valore di rinunciare “perché non puoi risolvere i problemi di domani se non abbandoni la situazione stagnante di oggi.”

La benedizione del fallimento è l’argomento del giorno. […] La cultura di “passa l’esame o fallisci per sempre” a scuola incombe sul lavoro e sulle relazioni.  Ma stiamo combattendo l’inevitabile, dice Megan McArdle, autrice di The Up Side of Down (Il lato positivo del lato negativo). Il fallimento toccherà tutte le nostre vite, in una forma o nell’altra, almeno una volta. “Siccome non possiamo avere successo senza mai fallire, dovremmo smettere di sprecare così tanta energia cercando di evitare il fallimento o cercando di allontanarlo,” scrive.

“Invece dovremmo accogliere gli insuccessi con intelligenza.” Alcuni indizi provano che stiamo iniziando a farlo: ne Mistakes I Made At Work (Gli errori che ho fatto a lavoro), Jessica Bacal esamina l’apprendimento di 25 donne di successo, tra cui Kim Gordon dei Sonic Youth e Anna Holmes, fondatrice di Jezebel.com, che da poco ha detto: “Che veniate promossi o no, che siate o meno parte del ‘gruppo dei fighi’ – queste cose non determineranno quanto valete.”

Il Journal of Errology, lanciato nel 2012, invita i ricercatori ad inviare i loro “falsi inizi, le loro ipotesi inutili, i loro tentativi falliti e non pubblicati”, mentre una recente TED talk chiamata Doctors Make Mistakes (I Dottori sbagliano), che è stata condivisa oltre un milione di volte. Una nuova tendenza sta nascendo: un bisogno di abbandonare quella temerarietà da macho per accogliere errori di dimensioni bibliche e di riflettere solennemente sui nostri errori invece di seppellirli.

Forse non è una coincidenza che, negli ultimi anni, il Walter White di Breaking Bad sia diventato il nostro anti-eroe preferito: uno scienziato fallito diventato un professore di chimica malato terminale di cancro, che si unisce ad uno dei suoi peggiori ex-studenti per produrre crystal meth e lasciare soldi alla sua famiglia.  White trasforma il fallimento in una virtù e non ha niente da perdere: deve imparare ancora ed ancora dai suoi errori in un territorio ostile.

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White mette in pratica le parole di Samuel Beckett: “Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.” (“Ho provato, ho fallito. Non importa. Provo di nuovo. Fallisco di nuovo. Fallisco meglio.”) White, nel suo pazzo slalom adrenalinico attraverso l’industria della droga, non si è mai sentito più vivo, mentre il pubblico si trova a tifare per un uomo pericoloso e pieno di difetti.

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“Il fallimento è importante un po’ per la recessione,” dice McArdle,  “ma anche perché le persone sentono che le istituzioni che ci sostenevano attraverso i fallimenti – i matrimoni, la famiglia, la chiesa e i circoli sociali – sono state erose terribilmente.”

Coi divorzi al 42% in Inghilterra, praticamente tutti avranno a che fare col fallimento di una relazione almeno una volta. Perciò anche il concetto di rottura di una relazione ha ricevuto un makeover: non è più un disastro personale di cui dobbiamo vergognarci, ma la fine di un’era. Tra le celebrità, il cantante dei White Stripes Jack White e la sua ex moglie, la modella Karen Elson, hanno fatto una festa per celebrare la fine del loro matrimonio nel 2011. A Marzo, Gwyneth Paltrow e Chris Martin dei Coldplay hanno deciso di ‘scoppiarsi consapevolmente’ dopo dieci anni di matrimonio, una rottura seguita da foto in vacanza ai Caraibi. Dipende tutto da come vendi la notizia!

E il fallimento va venduto. Steve Jobs era stato cacciato dalla Apple dopo vendite fallimentari del suo dimenticato computer Lisa. “Non me n’ero accorto al momento, ma per finire essere licenziato dalla Apple è stata la cosa migliore che mi potesse succedere,” ha detto Jobs nella biografia autorizzata di Walter Isaacson. “Il peso di essere di successo è stato rimpiazzato dalla leggerezza di essere un principiante di nuovo, di essere meno sicuro di tutto. Mi ha liberato e mi ha permesso di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.”

C’è una certa gloria nel fallimento.  Guardate per esempio Jill Abramson, che la settimana dopo aver lasciato il NYT doveva tenere un discorso ispiratore per giovani laureati. Ha forse disdetto? Certo che no. Invece, ha raccontato loro questa storia: “Giovedì scorso mia sorella mi ha chiamato dicendo, ‘Papà sarebbe stato tanto fiero di te quanto il giorno in cui sei diventata direttrice del New York Times.’ Mi avevano licenziata il giorno prima, sapevo cosa intendeva dire: per nostro padre significava di più vederci affrontare i problemi piuttosto che i nostri successi. Ci diceva, ‘Fammi vedere di cosa sei fatta.'”

Il duro impatto del fallimento può liberare gli obiettivi che abbiamo inseguito dimenticando di metterli in discussione quando eravamo persone di successo.  Ne Mistakes I Made At Work, Rachel Simmons ricorda il suo arrivo a Oxford quando aveva appena capito di non volerci essere: “Avevo sempre più successo, facevo quello che pensavo di dover fare e ho dimenticato perché stavo facendo tutte quelle cose…  Che cos’era che mi piaceva veramente?” Se n’è andata e ha scritto un bestseller sul bullismo. Il fallimento forzato ci allontana dalla mentalità del gregge che ci ancora ad una carriera che non ci rende felici o ad una relazione forzata.

“Se i tuoi criteri per essere di successo son sempre decisi dagli altri (‘Devi essere ricco, devi avere quello che hanno gli altri, devi guadagnare soldi facendo un lavoro che non ti piace’) ti prepari da solo al fallimento,” dice la psicologa Kim Stephenson.

Solo noi possiamo giudicare i nostri successi e fallimenti. Questa consapevolezza è forse la ragione della compostezza di Nicole Kidman:  sicuramente sarà andata a casa e avrà passato un po’ di tempo a lucidare il suoi Oscar, BAFTA e Golden Globe, pronta a pianificare il suo ultimo numero da circo.

Foto di: The Look of The Irish, ES Magazine, AMC Breaking Bad